ARTISTI

Agnese Galiotto

Pittura, cinema, memoria e natura si incontrano nella ricerca di Agnese Galiotto, artista e regista nata a Chiampo nel 1996. La sua pratica combina l’antica tecnica dell’affresco con il linguaggio cinematografico, utilizzando entrambi come strumenti per costruire narrazioni e creare installazioni capaci di entrare in relazione con gli spazi che le accolgono.

agnese galiotto, Rite of fall, 2020
Affresco, 2,5 x 18 metri circa.
Palmengarten, Frankfurt (DE)
Rite of fall, 2020
Palmengarten, Francoforte
© Agnese Galiotto

Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera e alla Städelschule di Francoforte, Galiotto ha sviluppato una ricerca che mette in relazione esseri umani, animali, piante e luoghi. Nelle sue opere la natura non appare semplicemente come uno scenario da rappresentare, ma come un sistema vivo e in trasformazione, capace di custodire memorie, raccontare il passare del tempo e mettere in discussione il confine tra umano e non umano.

Tra pittura e cinema

Il lavoro di Galiotto si muove tra diversi linguaggi. L’affresco, legato alla tradizione della pittura murale, viene utilizzato insieme al film per costruire immagini e narrazioni che spesso sembrano sospese tra realtà e sogno.

Il rapporto con lo spazio è fondamentale: l’immagine non viene semplicemente appesa a una parete, ma può diventare parte dell’architettura stessa. Nel caso dell’affresco, pigmenti e superficie si uniscono fisicamente, trasformando il luogo in parte integrante dell’opera.

Questo aspetto emerge in Foris, realizzato nel 2021 a Francoforte. Un grande affresco di circa 3 × 20 metri attraversava il corridoio di un edificio di Franco forte, trasformandolo in un ambiente abitato da animali, piante e paesaggi.

Agnese Galiotto, Foris
affresco, metri 3 x 20 circa. 2021 Shaumainkai building, Frankfurt (DE)
Foris, 2021
Shaumainkai Building, Francoforte
Agnese Galiotto

Foris: una foresta in movimento

È proprio attraverso Foris che il rapporto di Galiotto con la natura emerge in maniera particolarmente evidente.

Nel 2020 l’artista ha iniziato una ricerca sulle migrazioni di animali e piante lungo i versanti delle Dolomiti, durante il periodo trascorso a Borca di Cadore nell’ambito del Progetto Borca di Dolomiti Contemporanee. Per osservare gli spostamenti degli animali, ha utilizzato una fototrappola collocata nei pressi del bosco. Le immagini raccolte sono diventate il punto di partenza per l’affresco.

Il titolo Foris deriva dal latino ed è legato all’origine della parola “foresta”. La foresta viene interpretata come luogo di passaggio, uno spazio in cui specie diverse si muovono e modificano continuamente il proprio rapporto con l’ambiente.
Galiotto osserva questo fenomeno anche alla luce dei cambiamenti provocati dall’uomo: abbandono degli habitat, alterazioni ambientali e aumento delle temperature modificano gli ecosistemi e spingono animali e piante a spostarsi verso nuove altitudini.

Nel dipinto compaiono cervi, una volpe e altri animali, insieme a specie vegetali estranee all’ambiente dolomitico, come agavi e oleandri. La loro presenza crea un paesaggio impossibile, nel quale specie appartenenti a territori e climi differenti convivono.

La natura rappresentata da Galiotto non è quindi immobile. È una natura migrante, che si adatta, cambia e attraversa i confini.

Un ecosistema tra terra e mare

La riflessione sul rapporto tra specie e ambiente continua anche durante la residenza sull’isola coreana di Gapado, dove Galiotto realizza Green Cave nel 2022.

Agnese Galiotto, Green Cave
2022 affresco, 40 metri quadrati circa. Gapa-do deserted house, Gapa island (KR)
Green Cave, 2022
Gapado, Corea del Sud
© Agnese Galiotto

L’opera occupa circa 40 metri quadrati all’interno di una casa abbandonata. L’artista trasforma gli ambienti in un paesaggio fantastico nel quale terra e mare sembrano fondersi: piante terrestri convivono con creature marine, uccelli attraversano il cielo e il fondale oceanico diventa quasi una volta stellata.

In Green Cave compaiono anche riferimenti personali. Tra la vegetazione e le creature marine sono rappresentate la madre e la sorella dell’artista, mentre la presenza di una tartaruga marina introduce una riflessione sul rapporto tra l’uomo e gli altri esseri viventi.

La casa abbandonata diventa così un vero e proprio ecosistema immaginario, dove ciò che appartiene alla terra e ciò che appartiene al mare si incontrano.

La natura come memoria

Nelle opere di Galiotto la natura è anche strettamente legata alla memoria personale.

In Scheletro, installazione del 2023, l’artista costruisce una struttura in ferro che contiene collage realizzati a partire dai cartoni preparatori dei suoi affreschi. All’interno, le pareti diventano foreste, distese fossili e abissi sospesi.

Scheletro, 2023
Convento di San Bernardino, Verona
© Agnese Galiotto

Il lavoro nasce anche dalla consapevolezza della precarietà delle opere e dei luoghi in cui vengono realizzate. Alcuni degli affreschi da cui provengono i cartoni erano infatti destinati a spazi temporanei o a edifici destinati alla demolizione.

La natura assume quindi un ruolo quasi metaforico: come gli edifici, anche gli ambienti naturali sono sottoposti al tempo, alla trasformazione e alla scomparsa.
In questo senso, la ricerca dell’artista non racconta soltanto la natura, ma riflette sulla possibilità stessa di conservarne una traccia.

La montagna non esiste

Il rapporto tra natura e pittura ritorna con particolare forza in La montagna non esiste, realizzato nel 2025 ad Almenno San Bartolomeo, nell’ambito della quinta edizione della Biennale delle Orobie Pensare come una montagna.

L’affresco dialoga direttamente con il paesaggio circostante: la composizione richiama la sagoma del Monte Albenza, che sembra continuare idealmente all’interno della pittura. Al centro dell’opera si muove uno stormo composto da numerose specie di uccelli, mentre nella parte inferiore compaiono fiori e una vegetazione rigogliosa.

Il tema degli uccelli è particolarmente importante nella ricerca dell’artista. Il loro volo crea una relazione tra cielo, montagna e pianura, suggerendo un movimento continuo tra ambienti diversi.

La montagna, dunque, non è soltanto ciò che vediamo davanti a noi. Diventa una costruzione mentale, un punto di incontro tra il paesaggio reale e quello immaginato.

Agnese Galiotto, La montagna non esiste
Affresco, 20 metri quadrati circa. Almenno San Bartolomeo, Villa dell’Amicizia (IT)
La montagna non esiste, 2025
Villa dell’Amicizia, Almenno San Bartolomeo (BG)
© Agnese Galiotto

Sogni: camminare dentro il paesaggio

Anche il recente progetto Sogni mostra quanto sia importante per Galiotto l’esperienza diretta del luogo.

Nel 2025 l’artista è stata selezionata per la seconda edizione del WONDERFUL! Art Research Program, promosso dal Museo Novecento di Firenze. Durante la residenza a Empoli ha cercato di entrare in relazione con la città attraverso l’osservazione e l’esperienza quotidiana.

Agnese Galiotto, Sogni
2026 Tecnica: collage digitale stampato su tessuto Dimensioni: 6 × 9 metri Destinazione: ex Cinema La Perla, Empoli
Sogni, 2026
Ex Cinema La Perla, Empoli
© Agnese Galiotto

Un episodio è particolarmente significativo: prima di concludere la residenza, Galiotto ha deciso di raggiungere Empoli a piedi da Firenze, seguendo il fiume e il suo movimento verso il mare. Il percorso fisico diventa così parte del processo creativo.
Da questa esperienza nasce Sogni, un grande sipario di 6 × 9 metri destinato all’ex cinema La Perla di Empoli. L’opera, pensata come un contemporaneo arazzo, raccoglie un collage di disegni nel quale creature reali e immaginarie si muovono sopra un grande letto sfatto. Le lenzuola diventano una collina, un cielo, un abisso.

Una natura da attraversare

Nella ricerca di Agnese Galiotto la natura è quindi qualcosa da osservare, attraversare e trasformare.
Gli animali migrano, le piante cambiano habitat, le montagne diventano immagini, le case abbandonate si trasformano in ecosistemi e persino un letto può diventare un paesaggio.
Il suo lavoro suggerisce così una visione della natura come realtà in continuo mutamento, profondamente intrecciata alla presenza umana ma non subordinata ad essa.

È proprio nel dialogo tra queste dimensioni che la pittura di Galiotto trova la propria forza: la realtà viene osservata, attraversata e infine trasformata in immagine. Un’immagine che non vuole semplicemente raccontare un luogo, ma aprire una finestra su ciò che potrebbe essere, su ciò che è stato e su ciò che forse stiamo perdendo.

Fonti e approfondimenti:
https://agnesegaliotto.com/
https://www.comune.empoli.fi.it/Novita/Comunicati/I-Sogni-di-Agnese-Galiotto-sul-sipario-della-Perla-di-Empoli-prosegue-la-campagna-di-crowdfunding
https://naturallmente.altervista.org/agnese-galiotto/
https://pensarecomeunamontagna.gamec.it/agnese-galiotto/
https://www.progettoborca.net/agnese-galiotto-foris/