Camilla Alberti
Camilla Alberti nasce a Milano nel 1994, dove vive e lavora. Dopo aver conseguito il diploma di II livello in Arti Visive e Studi Curatoriali presso NABA, sviluppa una ricerca artistica che si concentra sul modo in cui il mondo viene costruito e abitato e, soprattutto, sulle relazioni che si instaurano tra le diverse specie viventi e lo spazio che le circonda. La sua pratica comprende principalmente scultura, installazione, pittura e ricamo industriale.

Nel corso degli anni Alberti ha partecipato a numerose esposizioni e residenze in Italia e all’estero. Tra le esperienze più significative si trovano la partecipazione a Swamp School, presentata nel Padiglione Lituano alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2018, la mostra Unblinding Creatures al Museo Archeologico Schloss Eggenberg di Graz nel 2021 e Wonderful! al Museo Novecento e Palazzo Vecchio di Firenze nel 2022. Nel 2021 è stata inoltre selezionata per Cantica21, Italian Contemporary Art Everywhere – Under 35, con il progetto THE OVERSTORY. Nella terra sottovoce.
Una natura da reinterpretare
Il rapporto con la natura è uno degli aspetti centrali della ricerca di Alberti. L’artista non si limita a rappresentare piante, animali o paesaggi, ma utilizza direttamente elementi naturali e materiali artificiali per costruire nuove forme.
Le sue opere nascono dall’accostamento di materiali organici e inorganici, elementi naturali e oggetti di scarto. Licheni, ossa, conchiglie, rocce e legno possono convivere con plastica, metallo, vetro e ceramica. Questi materiali vengono quindi trasformati in organismi ibridi.

© Camilla Alberti
Questa fusione mette in discussione la tradizionale separazione tra naturale e artificiale, mostrando un mondo in cui le due dimensioni possono convivere e trasformarsi reciprocamente.
Le reti invisibili
Un tema particolarmente importante è quello delle connessioni tra le diverse forme di vita. Nel progetto THE OVERSTORY. Nella terra sottovoce, Alberti si concentra sulle reti sotterranee che collegano gli alberi attraverso i sistemi miceliali. La cosiddetta Wood Wide Web diventa un modello per riflettere sulle relazioni e sulle connessioni che caratterizzano anche la società contemporanea.

© Camilla Alberti
La natura viene così osservata come un sistema collaborativo, nel quale ogni organismo è parte di una rete più ampia. Alberti sembra suggerire che anche l’essere umano possa ripensare il proprio modo di abitare il pianeta, abbandonando una visione esclusivamente antropocentrica.
Creature ibride
Questa riflessione prende forma nelle sue creature metamorfiche, organismi che sembrano appartenere contemporaneamente al mondo animale, vegetale, minerale e artificiale. L’artista riunisce materiali molto diversi tra loro – tra cui alluminio, gesso, ferro, vetro, legno, conchiglie, licheni, vernice, plastica e rocce – all’interno di un’unica struttura.

© Camilla Alberti
Le sue sculture possono quindi essere interpretate come nuovi organismi, appartenenti a un mondo in cui i confini tra le specie diventano sempre più incerti. Il loro aspetto insolito e talvolta perturbante invita lo spettatore a mettere in discussione il proprio modo di classificare ciò che lo circonda.
Le rovine dell’uomo
Un altro elemento ricorrente è l’utilizzo di materiali di scarto. Oggetti abbandonati e residui dell’attività umana vengono inseriti nelle opere insieme a elementi naturali, dando vita a nuove combinazioni.
In questo modo, ciò che è stato scartato può entrare in un nuovo ciclo. Le opere diventano una riflessione sulle rovine contemporanee e sull’Antropocene, ma anche sulla possibilità di trasformare ciò che abbiamo prodotto e abbandonato.

© Camilla Alberti
Cranegura è un’esempio della ricerca sul rapporto tra natura, materia e rovine. L’opera è stata realizzata nel 2026 durante la residenza artistica del Premio Natura Naturans/Naturata, presso Casa del Lago UNAM, a Città del Messico.
Il progetto, concepito appositamente per il paesaggio del Bosque de Chapultepec, si presenta come una creatura scultorea ibrida, aperta al vento e all’acqua. La scultura richiama simbolicamente il giaguaro mesoamericano e nasce dall’incontro tra aggregati vulcanici, fibre di henequen e pigmenti minerali. Il vuoto creato dall’assenza della testa del giaguaro permette all’opera di essere concepita come presenza in relazione con il lago e con ciò che la circonda.
Attraverso Cranegrura, la rovina non appare come qualcosa di immobile e concluso, ma come una materia capace di conservare tracce del passato e, allo stesso tempo, aprirsi a nuove trasformazioni.
Oltre la scultura
La ricerca di Alberti non si limita alla scultura: attraverso il ricamo industriale l’artista ha esplorato il rapporto tra le reti naturali e quelle tecnologiche, mentre più recentemente ha sviluppato una ricerca pittorica basata sulla trasformazione e sull’ibridazione delle forme.

© Camilla Alberti
Il filo conduttore rimane sempre lo stesso: immaginare nuove forme di relazione tra umano e non-umano.
Una natura da abitare
Nell’arte di Camilla la natura non è semplicemente qualcosa da osservare o rappresentare. È una rete di relazioni, una materia da trasformare, un modello da cui imparare.
Attraverso le sue creature ibride, materiali di scarto ed elementi organici, l’artista mette in discussione il confine tra naturale e artificiale e invita a immaginare un mondo in cui l’essere umano non sia più al centro, ma parte di un sistema più ampio di connessioni e forme di vita.
Fonti e approfondimenti:
https://quadriennalediroma.org/camilla-alberti/
https://www.casadegliartisti.org/dt_team/camilla-alberti/
https://casaitalia.coni.it/camilla-alberti/
https://www.museodiroma.it/it/infopage/camilla-alberti
https://www.cantica21.it/artista/camilla-alberti/
https://iicmessico.esteri.it/it/gli_eventi/calendario/cranegrura-camilla-alberti/
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