Edoardo Manzoni
Edoardo Manzoni nasce a Crema nel 1993 e vive e lavora a Milano. La sua ricerca artistica affonda le radici nel contesto rurale nel quale è cresciuto, un universo geografico e culturale che ha costantemente influenzato la sua pratica visiva e concettuale. Dal 2017 fa parte del collettivo e progetto curatoriale Altalena, mentre nel 2018 fonda Residenza La Fornace, un progetto indipendente basato nella cascina di famiglia dove invita altri artisti a confrontarsi direttamente con lo spazio e con le dinamiche del territorio agricolo.

Nel corso della sua carriera Manzoni ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Tra i progetti più rilevanti si evidenziano la personale Colla da Renata Fabbri a Milano, In Primo Canto presso State Of a Milano, le partecipazioni a progetti espositivi presso Art Noble Gallery, Aedicula Theatre a Roma, la Fondazione Pini e il PAV – Parco Arte Vivente di Torino. È stato inoltre tra i protagonisti di iniziative promosse dalla Quadriennale di Roma e si è distinto all’interno di fiere e residenze d’arte in Italia e all’estero.
L’immaginario venatorio e la trappola
Al centro dell’indagine di Edoardo Manzoni vi è il mondo della caccia, analizzato sia nei suoi aspetti antropologici sia nelle sue componenti simboliche e visive. L’artista non affronta la venagione come semplice pratica o sport, ma come un dispositivo di seduzione e controllo.
Attraverso lo studio delle trappole, dei richiami per uccelli e degli strumenti mimetici usati dal cacciatore, Manzoni riflette sui meccanismi percettivi e sul desiderio. Le sue sculture richiamano spesso l’estetica degli oggetti venatori — forme progettate dall’uomo per ingannare la preda —, trasformando questi strumenti in dispositivi estetici capaci di catturare lo sguardo dell’osservatore e di svelare la sottile linea di confine tra la condizione di cacciatore e quella di preda.

© Edoardo Manzoni
Il rapporto con l’Animalità
Il rapporto con il mondo animale rappresenta un nodo fondamentale del lavoro di Manzoni. L’animale non viene mai ritratto in modo didascalico o celebrativo; è piuttosto un presente-assente, evocato attraverso tracce, resti, piume, pelle o strutture che ne simulano le movenze e la presenza.
Nelle sue opere l’animalità diventa uno specchio per indagare l’essere umano. L’artista mette in luce l’attitudine dell’uomo ad addomesticare e dominare la natura, ma al tempo stesso fa emergere un’animalità latente e profonda che risiede nell’uomo stesso. Questo cortocircuito concettuale genera sculture e installazioni che oscillano tra il mimetismo naturale e la costruzione artificiale.

© Edoardo Manzoni
Ibridi materici e ritualità rurale
La pratica scultorea di Manzoni si distingue per una ricca sperimentazione di materiali organici e inorganici. Nelle sue composizioni convivono legno, ottone, resine, gesso, stoffa, piumaggi e fusione in bronzo.
Questi materiali vengono lavorati con gesti che richiamano la manualità contadina e la artigianalità tradizionale, unita a finiture contemporanee e quasi industriali. L’effetto finale è la creazione di organismi ibridi e oggetti dal sapore rituale, capaci di evocare antiche credenze popolari, miti rurali e nuove icone di una mitologia dell’Antropocene.

© Edoardo Manzoni
Il ruolo della Natura
Per Edoardo Manzoni la natura non è un idillio incontaminato da contempla re, ma un terreno di scontro, negoziazione e coesistenza tra le specie. È la natura del paesaggio agricolo e dei boschi antropizzati, un luogo in cui le impronte dell’uomo e quelle degli animali si sovrappongono continuamente.
L’artista rifiuta una visione puramente romantica dell’ambiente, proponendo invece un’ecologia critica. La natura, nella sua ricerca, è uno spazio relazionale dove la violenza del dominio umano incontra la resistenza della materia e la selvatichezza irriducibile del mondo animale.

© Edoardo Manzoni
Sostare nella tensione
Che si tratti di una scultura in bronzo che riproduce un arnese da caccia o di un’installazione ambientale concepita per un contesto storico, la cifra stilistica di Manzoni risiede nella tensione costante.

© Edoardo Manzoni
L’opera di Edoardo Manzoni ci spinge a riconsiderare i nostri meccanismi di attrazione e repulsione. Invitandoci a sostare nella soglia tra umano e non-umano, l’artista dimostra che fare arte ecologica significa esplorare i lati d’ombra del nostro legame con il vivente, svelandone le ambiguità, le seduzioni e i rituali d’inganno.
Fonti e approfondimenti:
https://artnoble.it/artists/edoardo-manzoni/
https://artviewer.org/edoardo-manzoni-at-the-address/
https://www.renatafabbri.it/it/artist/edoardo-manzoni/
http://parcoartevivente.it/pando/portfolio/le-bestie-da-preda-edoardo-manzoni-natalia-trejbalova/
https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/edoardo-manzoni-il-primo-canto/
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